venerdì 8 aprile 2016

Referendum 17 aprile. Concessione durata

Nello spiegare le ragioni del si nel quesito referendario i commentatori hanno minimizzato il fatto che la concessione implica per sua natura la durata in caso contrario sarebbe una donazione.


La concessione.

L'atto di concessione di un bene demaniale è l’unico atto consentito perché i beni demaniali formino oggetto di diritti a favore di terzi.
Le caratteristiche di detto istituto sono la precarietà del rapporto e la sua revocabilità ad nutum da parte della pubblica amministrazione, ove sopravvengano e si manifestino pubbliche esigenze.
La disponibilità dei beni demaniali, attesa la loro destinazione alla diretta realizzazione di interessi pubblici, entro certi limiti e per alcune utilità può essere legittimamente attribuita ad un soggetto diverso dall'ente titolare del bene mediante concessione amministrativa.
A fronte di una domanda di concessione di un bene demaniale, l'amministrazione dispone di un ampio potere discrezionale, nell'ambito del quale deve considerarsi rientrante anche la ponderazione di interessi di ordine generale e di natura diversa da quelli propriamente demaniali, teso ad accertare la compatibilità dell'uso particolare del bene richiesto in concessione con l'uso generale, secondo le finalità ad esso proprie .
La facoltà dell'amministrazione di consentire a privati l'uso particolare di beni demaniali è del tutto discrezionale.


Nell'esercizio della facoltà (assolutamente discrezionale) dell'amministrazione di consentire a privati l'uso particolare di beni demaniali, all'amministrazione compete certamente l'ulteriore connessa facoltà di determinare la durata della concessione ma tale facoltà deve essere relazionata anche ad altre esigenze concrete quali le (motivate) istanze degli interessati e il positivo riscontro istruttorio sulla base del quale l'amministrazione ha gli strumenti cognitivi per valutare se le richieste degli aspiranti siano compatibili con lo specifico e preminente interesse pubblico. https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=4847528127297752833#editor/target=post;postID=8823964754287067940;onPublishedMenu=posts;onClosedMenu=posts;postNum=109;src=postname

Cardinali super attici.


Nel suo libro Avarizia il giornalista Emiliano Fittipaldi, co-imputato nel processo Vatileaks 2, passa in rassegna tutta una serie di immobili extralarge abitati da principi della Chiesa. Appartamenti con doppi saloni, stanze da letto, tre bagni, cappelle private, studi e uffici.
Come quello in cui soggiorna il prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re. Trecento metri quadri e un terrazzo privato che si affaccia sulla Stazione vaticana dove il prelato amava ricevere a cena amici di calibro come l’ex numero uno di Bankitalia, il legionario di Cristo Antonio Fazio. Non se la passano male neanche i porporati Giuseppe Versaldi, al vertice della Congregazione per l’Educazione cattolica, Mauro Piacenza (penitenziere maggiore) e Fernando Filoni, prefetto di Propaganda fide: per tutti trecento metri quadrati calpestabili. Gli affitti sono gratuiti, ma i costi di gestione sono in capo ai cardinali che ogni mese incassano un assegno da 5-6mila euro.
CHI si può permettere un attico in viale Vaticano di cinquecento metri quadri – divisi però tra residenza e ufficio – è l’85enne Camillo Ruini, per un ventennio a capo dell’episcopato italiano. Ma il recordman del lusso dentro le mura leonine è sicuramente l’australiano George Pell, dal 2014 numero uno della Segreteria per l’Economia. Al netto di una residenza da trecento metri quadri nella torre San Giovanni, nel verde dei giardini vaticani, il cardinale, di recente al centro di uno scandalo pedofilia in Australia, è passato alle cronache per le spese pazze di inizio mandato. Vestiti su misura, voli in business class e persino un sotto lavello in oro massiccio. Roba da mandare su tutte le furie Francesco che, mese dopo mese, l’ha depotenziato. Quotidiano.net
Il Vaticano conferma l’apertura di un’inchiesta sulla nota vicenda e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati di due persone: Giuseppe Profiti, ex presidente del Bambin Gesù e manager vicinissimo al cardinale, e l’ex tesoriere Massimo Spina. “L’istruttoria penale è scaturita dalle rivelazioni del saggio ‘Avarizia‘”, scrive l’autore Emiliano Fittipaldi, il giornalista che per il suo saggio è indagato dal Vaticano nel cosiddetto processo Vatileaks 2. “I giudici di Papa Francesco ipotizzano reati gravissimi (peculato, appropriazione e uso illecito di denaro, si legge nelle carte d’accusa) e hanno già trovato i riscontri documentali che dimostrano che i lavori di ristrutturazione dell’appartamento sono stati pagati dalla Fondazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù”, riporta ancora il settimanale.
Dalla Santa Sede confermano l’indagine ma precisano che Bertone non è indagato. Il vice direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, conferma anche le accuse di appropriazione indebita per i due ex manager del Bambino Gesù.

Sicuramente le offerte del 5 per mille subiranno un incremento per fare fronte  alle  spese di carità necessarie per fare fronte a garantire gli  immobili extralarge abitati dai principi della Chiesa.

giovedì 7 aprile 2016

Costituzione art. 117 riforma Renzi

 Art. 31. (Modifica dell'articolo 117 della Costituzione) 1. L'articolo 117 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 117. -- La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari e assicurativi; tutela e promozione della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche tese ad assicurarne l'uniformità sul territorio nazionale; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare; n) disposizioni generali e comuni sull'istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; o) previdenza sociale, ivi compresa la previdenza complementare e integrativa; tutela e sicurezza del lavoro; politiche attive del lavoro; disposizioni generali e comuni sull'istruzione e formazione professionale; p) ordinamento, legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni e Città metropolitane; disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; commercio con l'estero; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati, dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno; s) tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; t) ordinamento delle professioni e della comunicazione; u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; v) produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia; z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in materia di rappresentanza delle minoranze linguistiche, di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, di valorizzazione e organizzazione regionale del turismo, di regolazione, sulla base di apposite intese concluse in ambito regionale, delle relazioni finanziarie tra gli enti territoriali della Regione per il rispetto degli obiettivi programmatici regionali e locali di finanza pubblica, nonché in ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato. Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi dell'Unione europea e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite con legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza. La potestà regolamentare spetta allo Stato e alle Regioni secondo le rispettive competenze legislative. È fatta salva la facoltà dello Stato di delegare alle Regioni l'esercizio di tale potestà nelle materie di competenza legislativa esclusiva. I Comuni e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite, nel rispetto della legge statale o regionale. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni. Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato».

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Con questa riforma la spesa delle Regioni è sotto controllo?

Referendum 17 aprile. Angela Angelina.

Poiché è una notizia locale, la stampa nazionale ne parla?
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RAVENNA. A due settimane dal referendum che deciderà il futuro delle estrazioni entro le 12 miglia dalla costa, la maggioranza sorprende tutti e, nonostante Pd e Pri abbiano più volte sostenuto il proprio “no” convinto al voto del 17 aprile, ora si appellano direttamente a Eni per salvare Lido di Dante e Lido Adriano dalla subsidenza: «Spegnete l’Angela Angelina prima della fine della sua concessione». Passa in Consiglio comunale l’ordine del giorno ideato da Sel (dalla consigliera Ilaria Morigi) e condiviso anche da Pd e Repubblicani perché si avvii con Eni un nuovo confronto sulla «totale cessazione del punto di estrazione con netto anticipo rispetto alla scadenza della concessione» e il «trasferimento delle royalty alla tutela della costa». Sorpresa l’opposizione che vede il documento contraddittorio rispetto alle dichiarazioni di voto sul referendum. Corriereromagna .it

Il voto del Consiglio comunale di Ravenna che chiede all’Eni di chiudere la piattaforma offshore Angela Angelina prima della scadenza della sua concessione è «Il primo segnale importante di come non si possa più ignorare i veri impatti di queste attività» e «conferma l’importanza della vittoria del Sì al referendum del 17 aprile, per dare un termine certo alle attività estrattive in corso».
Angela Angelina è la piattaforma più vicina alla costa tra le 47 attive in Emilia Romagna per l’estrazione di gas entro le 12 miglia, ed opera a soli 2 km dalle spiagge di Lido di Dante, nella concessione Eni A.C 27.EA attiva dal 1975, 4 pozzi collegati con una produzione totale di gas nel 2015 di 298.892.248 Smc e che sarebbe dovuta arrivare a scadenza naturale l’1 gennaio 2027. Un’attività che ha causato un abbassamento del territorio di Lido di Dante, dovuto al fenomeno della subsidenza.
Quello del Consiglio comunale di Ravenna è un voto ancora più significativo perché viene da una maggioranza PD-Repubblicani che è ufficialmente schierata per il no/astensione al Referendum del 17 Aprile, ma poi vota la mozione anti-piattaforme e subsidenza proposta dalla consigliera comunale Ilaria Morigi di Sel perché si avvii con Eni un nuovo confronto sulla «totale cessazione del punto di estrazione con netto anticipo rispetto alla scadenza della concessione» e il «trasferimento delle royalty alla tutela della costa». Un voto che ha sorpreso il resto dell’opposizione che alla fine ha votato contro perché, come ha spiegato il consigliere 5Stelle Pietro Vandini,  «Condividiamo parte di questo documento, ma come fate a sostenere l’astensione dal referendum e al contempo lo spegnimento dell’Angela Angelina?»
Come fa notare Corriere Romagna.it, «Il primo a parlare dell’opportunità di chiedere a Eni il ripensamento sull’Angela Angelina, la trivella che si erge a nemmeno tre chilometri dalla battigia di Lido di Dante, era stato a ottobre scorso l’assessore Enrico Liverani, scomparso dopo poco. Il tema fu ripreso durante il confronto sul protocollo Eni per l’iniezione di acqua nei pozzi di prelievo, ma per essere in realtà accantonato poco dopo: in quella sede fu il successore di Liverani alla subsidenza, Libero Asioli, a chiarire come chiedere lo smantellamento della piattaforma fosse impossibile prima della scadenza della sua concessione, fissata per il 2027. Da allora, non è passato nemmeno un mese, ma la maggioranza ci ha ripensato».“
La Morigi è naturalmente soddisfatta di questo clamoroso dietrofront PD-PRI che ha evidenziato con la sua mozione: «Serve impegnarsi per puntare a un sistema di monitoraggio che sia trasparente e la cui guida sia affidata ad Arpa, a una riorganizzazione con una predisposizione entro la fine di dicembre di modalità estrattive che evitino la subsidenza, e al superamento dei punti di estrazione vicino alla costa quindi proprio l’Angela Angelina, della quale si deve prevedere la totale cessazione con netto anticipo rispetto alla scadenza della concessione. Si punti al completo trasferimento delle royalty previste a favore della regione che, in aggiunta ai contributi compensativi volontari, potranno essere usati per la tutela della costa. Si punti a una conversione all’energia verde».
Legambiente Emilia Romagna ricorda che la velocità di abbassamento della costa «è aumentata sensibilmente a seguito della riperforazione del pozzo, iniziata nel 1998: se il fenomeno della subsidenza era quantificabile in 12mm/anno fino al 1999, negli anni successivi dal 1999 al 2015 si è passati alla media di 19 mm/anno. Nella zona dell’Alto Adriatico infatti è il fenomeno della subsidenza, cioè l’abbassamento lento del suolo, il problema più rilevante per l’economia del territorio, basta su bellezze naturali e turismo. L’estrazione di gas sotto costa, anche se non è l’unica causa di tale fenomeno, resta la principale causa antropica di perdita di volume del sedimento nel sottosuolo, con l’effetto dell’abbassamento della superfice topografica. I dati dei monitoraggi Arpa evidenziano come le conseguenze più rilevanti si registrano in particolare sulla fascia costiera dell’Emilia Romagna che negli ultimi 55 anni si è abbassata di 70 cm a Rimini e di oltre un metro da Cesenatico al delta del Po».
Secondo alcuni studi, l’abbassamento di 1 centimetro all’anno comporta, nello stesso periodo, una perdita di un milione di metri cubi di sabbia sui 100 km di costa e gli ambientalisti fanno i calcoli: «Assegnando alla sabbia utilizzata per il ripascimento delle spiagge il costo di 10€/m3, ogni anno andrebbero spesi 13 milioni di euro per rimpiazzare la sabbia persa. Nella fascia costiera, tra il 1950 e il 2005 tra Rimini e il delta del Po, per via dell’abbassamento di circa 1 metro, sono andati perduti circa 100.000.000 m3 di sabbia, con un danno stimato di 1 miliardo di euro, contro i 7,5 milioni di euro all’anno ottenuti come Royalties dalle compagnie petrolifere. Non vi è quindi alcun dubbio che il costo per la collettività causato dalle estrazioni sotto costa, sia di gran lunga maggiore del vantaggio che ne deriva».

Lorenzo Frattini, Presidente Legambiente Emilia Romagna, conclude: «Da Anni Legambiente e cittadini sottolineano i danni dell’attività estrattiva sotto costa. Finalmente, con un referendum alle porte, sembra che anche l’amministrazione di Ravenna si sia decisa ad aprire gli occhi. Raggiungere il quorum e la vittoria del Sì al referendum del 17 aprile è un segnale fondamentale per indicare una strada nuova e positiva per i territori, dando una scadenza certa all’estrazione delle limitatissime risorse di gas presenti nei fondali della nostra regione, contro lo spreco di denaro pubblico oltre che per mettere fine ai danni agli ecosistemi ed alle attività economiche legate al turismo, prodotti dalle trivellazioni; trivelle che arricchiscono poche grandi compagnie, scaricando i costi su tutti i cittadini».
http://www.greenreport.it/

Vado via.


400.000 pensionati italiano si tradsferiscono all'estero per ridurre l'imposizione fiscale e vivere con costi ridotti.

Gli extracomunitari vengono in Italia sperando nella nostra accoglienza per poi andare al nord dove ci sono opportunità di lavoro parte di loro ottengono benefici dal nostro welfare finché c'è e rimangono in Italia

I nostri giovani migliori vanno al nord o cercano strade in un modo dove il merito valga ancora qualcosa .

La nostra classe politica che fa? pensa ai vitalizi e a proteggere la casta che nel pubblico ha trovato il suo tesoretto.

Trasferirsi in Tunisia

Sono un pensionato ex INPDAP, quali Paesi offrono le agevolazioni fiscali per me. Le uniche destinazioni possibili dove anche gli ex INPDAP hanno diritto a ricevere la pensione lorda. Sono: Australia, Senegal, Costa d’Avorio e Tunisia. Naturalmente per gli ex INPDAP non possiamo che consigliare di trasferire la residenza in Tunisia. Ma il consiglio può essere esteso a tutti. Ricordiamo che i vantaggi del trasferire la residenza all’estero sono enormi. Dal punto di vista fiscale, che ovviamente è sempre il motivo principale che spinge molti a prendere la fatidica decisione, in Tunisia ad esempio, pagare in un anno quel che in Italia si paga in un mese è un bel salto di qualità, sommato al costo della vita, che è del 50% più basso rispetto all’Italia, i dubbi che rimangono sono davvero ben pochi. Alcuni pensionati ex INPDAP residenti alle Canarie, e che di conseguenza non hanno alcun beneficio fiscale, hanno iniziato una class action per far cessare questa vergognosa discriminazione nei loro confronti ed avere una volta per tutte la possibilità di scegliere il Paese dove trasferirsi all’estero senza problemi e ricevere la pensione lorda. Come è facile prevedere i tempi saranno lunghissimi ed i risultati più incerti che mai. Motivo per cui consigliamo a tutti i pensionati ex INPDAP di defiscalizzare la loro pensione in Tunisia o in uno dei Paesi elencati e di godersi i vantaggi della pensione lorda fino a quando non arriveranno novità, si spera positive. Chiarito nuovamente questo punto passiamo ad alcune delle vostre domande più frequenti. Sono un ex rappresentante delle forze dell’ordine, ho deciso di trasferirmi in Tunisia qual è il periodo migliore?
Non ci sono dubbi, i primi sei mesi dell’anno il periodo più conveniente, consigliabili anche ottobre, novembre e dicembre. Assolutamente sconsigliati i mesi estivi. Ecco perché. Trasferendo la residenza all’estero prima di giugno si ottiene la pensione lorda già nell’anno in corso e si ha diritto al rimborso dell’irpef già versata e non dovuta da gennaio in poi. Questo perché l’anno fiscale coincide con l’anno solare e se non si è iscritti nella lista della popolazione residente in Italia per più di sei mesi le imposte non sono dovute al nostro Paese ma a quello di residenza. Passato giugno anche se ci si iscrive all’AIRE non si ha la possibilità di coprire i famosi 183gg di permanenza all’estero prescritti dalla legge. Ricordiamo che i 183gg di effettiva residenza all’estero vanno coperti nel corso dell’anno solare anche in maniera non continuativa, Questo vale per qualsiasi destinazione ed è anche uno dei motivi per cui sono sconsigliati i mesi estivi per trasferirsi all’estero. Altro motivo la scarsa disponibilità di abitazioni e la tendenza dei proprietari ad affittare a prezzi maggiorati per brevi periodi. Finita la stagione estiva le cose si invertono e i proprietari per timore di non riuscire a locare l’immobile nel periodo invernale saranno molto più accondiscendenti e disposti a trattare il prezzo della locazione. In più si ha il tempo di istruire con calma le formalità burocratiche e ricevere la pensione lorda già da gennaio è chiaro perchè anche ottobre, novembre e dicembre sono mesi perfetti per trasferire la residenza all’estero. Altra mail, altra domanda. Sono proprietario di un’immobile in Italia ed usufruisco delle agevolazioni fiscali come prima casa, ho deciso di trasferire all’estero la mia residenza, come verrà tassata la mia casa? Trasferendo la residenza all’estero la tassazione sulla prima casa rimane sempre tale. Non viene considerata seconda casa. Se si è proprietari di più immobili i relativi redditi vanno sempre dichiarati in Italia. Altra domanda ricorrente e molto importante. Come funziona la sanità all’estero? Naturalmente per ogni Paese di destinazione ci sono delle differenze, vediamo i tratti comuni a tutti. Trasferendo la residenza all’estero si ha diritto all’assistenza sanitaria gratuita nel Paese scelto e si rimane sempre coperti in Italia per le urgenze ed i ricoveri fino ad un massimo di 90 giorni l’anno. Da segnalare la solita discriminazione ai danni degli ex INPDAP a cui viene negata l’assistenza sanitaria gratuita nel nuovo Paese di residenza. Per tutte le altre domande sul tema come trasferirsi all’estero con la pensione lorda vi rimandiamo alla sezione del sito “faq” o al “forum” dove potrete interagire con lo staff è ricevere le risposte in tempo reale. vado via.it