Banche. Credito Cooperativo Campi Busenzio. Crac
Il Credito cooperativo fiorentino
di Campi Bisenzio (Firenze) è la banca che Denis Verdini ha guidato dal 1990 al
2010. Il processo per il crac dell’istituto di credito, che vedeva il senatore
accusato di associazione a delinquere, bancarotta e truffa ai danni dello Stato
per i contributi pubblici ricevuti illegittimamente dal «Giornale della
Toscana» e da «Metropoli day», inizia nell’aprile del 2015. Udienza dopo
udienza la pm Giuseppina Mione, che ha coordinato l’inchiesta dei Carabinieri
del Ros con il procuratore aggiunto Luca Turco, disegna la rete di rapporti
esistente tra il Ccf e i due imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei,
soci della holding Hbf che controllava decine di società, fra cui l’impresa di
costruzioni Btp, la catena di alberghi Una, la Immobiliare Ferrucci, «scrigno»
del comparto immobiliare del gruppo; secondo l’accusa, la banca avrebbe erogato
decine di finanziamenti a società riconducibili a interessi di Fusi, Bartolomei
e altri imputati su contratti preliminari basati su operazioni fittizie o su
contratti `farlocchi´ o comunque viziati da irregolarità di vario tipo. Un
«sistema» che nel tempo avrebbe favorito una galassia di società - alcune
fallite nel tempo - contribuendo a svuotare il patrimonio del centenario
istituto di credito. Nel processo i pm hanno evidenziato anche presunte carenze
nei controlli della governance della banca, con mancate verifiche di operazioni
quanto meno incaute o comunque estranee alla prassi del sistema creditizio. Al
crac sarebbe stato `collegato´ pure il complesso meccanismo ideato per accedere
senza averne diritto - sulla base di una sorta di «fatturazione circolare» tra
le varie società per prestazioni e servizi - ai contributi per l’editoria di
alcune testate locali.
Oggi le richieste di condanna: 11
anni per Verdini, 9 anni per Fusi e Bartolomei e 6 anni per Massimo Parisi,
onorevole di Ala. Dai 5 ai 6 anni di reclusione sono stati chiesti per altri
imputati che facevano parte della dirigenza del Ccf. corriere.
it/politica/2017.1.12.
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