Benito Fiori - Circolo culturale AmbienteScienze
Agosto 2003. In Europa si è avuta
una ondata di caldo come mai si era registrata e che in molti ancora
ricorderanno. Le statistiche ufficiali attribuiscono a quell’agosto circa
18.000 morti in Italia, 15.000 in Francia, 2.000 in Portogallo,
2.000 in Gran Bretagna, 1.500 nei Paesi Bassi, 300
in Germania. I quattordici anni più caldi della storia dal 1880, cioè da
quando si ha disponibilità di dati accertati, si sono verificati a partire dal
1998. In Italia, dal 1961 l’aumento temperatura media più elevato è stato nel
2015: +1.58 °C. Secondo la Nasa () e il Noaa (), il 2016 è stato quello più
caldo.
E’ presto dire se “Lucifero” di
questo 2017 sarà da “primato” oppure no. Qualcosa però già si può vedere e non
è proprio incoraggiante. Ad esempio, pochi giorni fa questa ondata di caldo ha
fatto chiudere un rifugio a 3000 metri sul Monte Bianco perché è scomparso il
nevaio che gli forniva l’acqua e questa settimana sta andando avanti ad oltre i
36-37° C. L’altro ieri su Sky TG24 abbiamo letto di uno studio,
pubblicato sull’autorevole rivista scientifica “Nature Climate Change”, secondo
cui, a causa dell’innalzamento delle temperature e di una conseguente
accelerazione dell’inquinamento, nel 2030 si avrà un aumento di 60 mila morti
che nel 2100 potrebbero arrivare a 260 mila.
Ma, la stampa ha detto anche
altro. Ha dato notizia di programmi che dovrebbero aprire la porta alla
speranza. Dai giornali apprendiamo infatti che Francia, Inghilterra e (grazie a
Dio) l’Italia hanno annunciato di volere abbandonare le auto con alimentazione
a combustibile fossile fra 23 anni, entro il 2040. Domanda: a fronte di
decine di migliaia di morti, aspettare il 2040 per togliere dalla circolazione
milioni di auto per abbattere emissioni di gas serra (e di inquinanti) è
accettabile?
Qui si sta parlando del futuro dei
nostri figli e nipoti messo a serio rischio. Non si possono più attendere i
tempi che la politica concede all’economia e alla finanza per trovare soluzioni
che siano per loro indolori, ma che portano sofferenze e morti nel mondo. È
giunto il momento di fare sentire alle istituzioni alta e forte la voce della
nostra preoccupazione. Va chiesto l’immediato avvio del percorso virtuoso che
stanno già portando avanti per il rispetto dell’Accordo di Parigi paesi come,
ad esempio, Norvegia, Germania, India, Cina e tanti Stati Usa in barba a Trump.
Cominciamo a trasformare in una unica ferma e formale richiesta al nostro
Governo l’attuazione del “Decologo per una società Ecologica”, il manifesto in
dieci punti con 78 proposte concrete per fare dell’Italia “un paese a zero
emissioni e zero veleni”, stilato da organizzazioni ambientaliste, comitati
territoriali e membri della comunità scientifica presentato al recente G7
Ambiente di Bologna.
Come alternativa, potrebbe essere
invocata la trasformazione, in altrettanto ferma e formale richiesta di
concretizzazione, delle “Considerazioni del Gruppo di Scienziati di Bologna”,
coordinato dall’emerito e famoso prof. Vincenzo Balzani, in occasione della
presentazione da parte del Governo del SEN, (Strategia Energetica Nazionale) il
10 maggio. Ormai anche ad un profano appare che l’accelerazione
dell’aggravamento del clima non consente più traccheggiamenti, anche perché
allontana il raggiungimento dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare
l’aumento della temperatura a +1,5° C. Per le risorse necessarie, si ricorda
che sono oltre 14 miliardi di euro quelle che le Casse dello Stato elargiscono
nei più svariati modi al settore delle fonti fossili, a fronte dei 10 miliardi
destinate alle fonti rinnovabili.4.8.2017
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