giovedì 12 gennaio 2017

Agenzie di rating

Agenzie di rating
Un'agenzia di rating o agenzia di valutazione è una società che assegna un giudizio o valutazione (rating) riguardante la solidità e la solvibilità di una società emittente titoli sul mercato finanziario.
I "rating" sono dei voti su una scala predeterminata, generalmente espressa in termini di lettere e/o altri simboli. Esistono molte agenzie di rating, ma le più conosciute e influenti sono la Standard & Poor'sMoody's Investor Service e Fitch Ratings, tutte e tre società partecipate da grandi multinazionali. Queste società sorgono per aiutare ad affrontare i problemi di asimmetria informativa presenti sul mercato al fine di aumentarne l'efficienza a livello globale fornendo informazioni utili d'investimento.
Gli investitori presenti sui mercati si affidano infatti ai giudizi emessi dalle agenzie di rating per decidere quali titoli comprare e in che misura, a seconda della predisposizione al rischio dei soggetti investitori. La crisi finanziaria americana dai mutui subprime del 2008 ha messo in luce i molti problemi associati alle Agenzie di Rating, sia in termini di incentivi sia nello svolgimento della loro attività.
Innanzitutto, esiste un chiaro problema di incompatibilità negli incentivi: se da un lato la società emittente il titolo paga per il rating e può cercare di ottenere il miglior rating possibile, dall'altro lato l'agenzia può essere incline a ricompensarlo per essere stata scelta in termini di rating più elevato del previsto. Esiste inoltre un evidente conflitto di interesse riguardante i consigli sugli investimenti finanziari strutturali: un'agenzia infatti può in un primo momento dare consigli all'emittente su come la costruzione di un titolo dovrebbe ripercuotersi sul rating del titolo stesso e, in seguito, pubblicare un rating che conferma i propri consigli, guadagnandoci addirittura due onorari. Stime recenti affermano che il 44 per cento dei guadagni di Moody's, una delle più importanti società di rating nel 2006 è arrivato dalle sue attività nella finanza strutturata.Wikipedia
La vicenda del declassamento dell’Italia da parte dell’agenzia di rating Standard & poor’s (S&P) sta diventando un intrigo internazionale.
Il pm della procura di Trani Michele Ruggiero è riuscito a condurre alla sbarra i vertici dell’agenzia statunitense con l’accusa di manipolazione del mercato.
Le ultime carte depositate da Ruggiero individuano quello che potrebbe essere il movente di quei declassamenti: la clausola di rescissione anticipata di un contratto derivato che il governo italiano stipulò con la banca d’affari Usa Morgan Stanley.
Un tesoretto da 2,567 miliardi di euro che il governo di Mario Monti pagò il 3 gennaio 2012, senza tentennamenti, nonostante il procedimento in corso a Trani contro S&P. Lo scorso 10 febbraio Maria Cannata, a capo della direzione debito pubblico del nostro ministero dell’Economia, ha depositato alla Camera una relazione in cui si legge: «Tra le situazioni critiche che si è dovuto fronteggiare nei momenti peggiori della crisi emerge in particolare la ristrutturazione, funzionale alla successiva chiusura di diverse posizioni in derivati in essere con Morgan Stanley, realizzata tra dicembre 2011 e gennaio 2012.
La peculiarità di questo complesso di operazioni risiedeva nella presenza di una clausola di estinzione anticipata unica nel suo genere, in quanto attribuita non ad una singola operazione, bensi presente nel contratto quadro in essere con la controparte e ricomprendente tutte le operazioni sottoscritte con quella banca.
Il contratto quadro (…) era stato sottoscritto nel gennaio 1994 e prevedeva (…) il diritto di risoluzione anticipata dei contratti derivati in essere, al verificarsi del superamento di un limite prestabilito di esposizione della controparte nei confronti della Repubblica.
Tale limite era di importo contenuto: $ 150 mln ove la Repubblica avesse un rating tripla A, $ 75 mln in caso questo si collocasse in area doppia A, $ 50 mln in caso singola A». 
Dunque a mettere quel cappio al collo del nostro Paese fu il governo di Carlo Azeglio Ciampi. All’epoca il ministro del Tesoro era Paolo Barucci e il direttore generale del dicastero era un certo Mario Draghi che nel 2011 sarebbe divenuto presidente della Banca centrale europea.
«Nonostante tali soglie fossero state superate da anni, la banca non aveva mai dato segno di voler far valere la clausola» aggiunge Cannata.
«Tuttavia, alla fine del 2011 la situazione del credito della Repubblica appariva cosi fragile che Morgan Stanley ritenne di non poter tralasciare di avvalersi della posizione di forza che la clausola le conferiva. Ignorare il vincolo contrattuale non era possibile, perche? il danno reputazionale che ne sarebbe derivato sarebbe stato enorme, e assolutamente insostenibile, soprattutto in un contesto di mercato come quello» ha concluso Cannata. Il pm di Trani non crede a quell’ineluttabilità.
All’accusa interessa dimostrare che il declassamento dell’Italia da parte di S&P era illegittimo e che il ministero dell’Economia (allora guidato dal premier Monti ndr) forse poteva aspettare un po’ a pagare quei soldi a una banca che faceva parte dell’azionariato di chi ci ha declassati».
«Io so che nel semestre in cui S&P, mi lasci usare un termine non tecnico, ha bastonato l’Italia, c’è stata una banca, Morgan Stanley, che ha battuto cassa con il nostro governo grazie a una clausola legata anche al nostro declassamento. E guarda caso questa banca partecipa all’azionariato di S&P. Questo dimostra l’enorme conflitto d’interessi in capo a queste agenzie».
«Ci furono 4 o 5 azioni di rating nei confronti dell’Italia, compresa una bocciatura preliminare quando era ancora ufficiosa la manovra correttiva di Giulio Tremonti (il ministro dell’Economia del governo Berlusconi ndr). Fu un semestre assolutamente caldo per l’Italia».
Il reato ipotizzato è la manipolazione di mercato nella misura in cui un immeritato declassamento rappresenta un’informazione falsa al mercato. Infatti tutte le volte in cui sono partiti quei colpi contro l’Italia, l’agenzia sapeva che non li meritavamo».
«Lo dicono le intercettazioni telefoniche e le email intercorse tra gli analisti di S&P che abbiamo sequestrato. Il responsabile italiano aveva avvertito i colleghi che quello che stavano scrivendo dell’Italia non corrispondeva a verità e per questo li pregava di togliere il nostro dai Paesi destinatari del rating negativo. Se questo lo mettevano nero su bianco loro stessi, è chiaro che quel declassamento è un’informazione falsa ai mercati».
«All’attuale ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, allora autorevole capo economista dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), chiesi se fosse d’accordo con quella retrocessione.
Rispose che non lo era assolutamente perché i dati economici fondamentali dell’Italia dicevano altro.
Durante le indagini abbiamo raccolto un coro unanime di pareri simili. Tutti, dico tutti, da Monti a Tremonti a Draghi, hanno assicurato che l’Italia non doveva essere declassata».
Il ministero dell’Economia non si è costituito parte civile nel processo e neanche la Presidenza del consiglio lo ha fatto.
Queste scelte non hanno favorito l’Italia e ovviamente ha pagato chi stava in quel momento al governo ossia il Presidente Berlusconi. dagospia.com. 3.3.2015.
Dopo che la denuncia di Adusbef e Federconsumatori aveva avviato l’indagine, è ripreso il 4 aprile 2016  a Trani il processo a cinque tra ex manager e analisti dell'agenzia di rating S&P, accusati dal pm Michele Ruggiero di manipolazione di mercato, per un report del 13 gennaio 2012, che aveva declassato il rating dell'Italia da A a BBB+, imputati Deven Sharma, ex presidente mondiale di S&P, Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa, e gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer, quest’ultimo ex responsabile rating Emea (Europa, Medioriente e Africa).
Il pm Ruggiero ha subito chiesto a Kraemer se conoscesse il regolamento europeo 1060/2009 sull'attività di rating e se lo conoscessero i suoi colleghi, ricevendo risposta positiva per se stesso, ma di non poter parlare per gli altri, anche se all'interno dell'azienda era stato fatto un corso.
L'analista ha chiarito,  che il 'team rating sovrano' ha operato all'interno del quadro normativo e di non essere a conoscenza di indagini da parte dell'autorità di vigilanza che abbiano messo in evidenza irregolarità.
Al controesame degli avvocati di S&P, in particolare, dall'avvocato Guido Alleva, Kraemer ha riferito che a fine 2011 gli investitori stranieri avevano venduto 140 miliardi di titoli italiani in un periodo breve; la quota di investitori era scesa dal 46 al 37%, la Bce stava acquistando titoli di Stato italiani. L'analista ha aggiunto che le banche italiane non potevano più prendere denaro in prestito all'estero. «Solo la Bce poteva prestare denaro alle banche italiane», ha sottolineato. Si arrivò così a dicembre, quando l'agenzia disse che il rating poteva scendere di due gradini. E a gennaio ci fu il doppio declassamento. «Non ci fu alcuna sorpresa», ha commentato Kraemer. Ma il declassamento riguardà anche altri Paesi europei come Spagna, Portogallo, Cipro e Irlanda.
Kraemer ha anche valutato la famosa mail inviata da Renato Panichi a lui e alla collega Eileen Zhang il 13 gennaio 2012, nella quale contestava agli autori del report di aver espresso giudizi sul sistema bancario contrari alla realtà. Secondo l'imputato, però, Panichi avrebbe contestato la valutazione fatta da S&P in base alla sua visione da analista bancario, senza tener conto di altri aspetti necessari quando si fa una valutazione del rating sovrano. "La mia conclusione - ha detto Kraemer - è che lui abbia sbagliato a scrivere quella mail perché il contenuto non è corretto”.

Presenti all’udienza, come sempre i legali Adusbef, costituita parte civile. La prossima udienza ad uno dei primi processi planetari a questi padroni del mondo, che gestiscono con i loro report prezzolati  i destini dei popoli, è fissata per il 4 maggio ore 9,30, quando sarà ascoltato Yann Le Pallec, che oggi era in aula ma non è stato interrogato per mancanza di tempo. Il processo a S&P dovrebbe concludersi entro il 2016.agi.it.28.4.2016.

Nessun commento:

Posta un commento