Job act. Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale, che
si riunirà in camera di consiglio per valutare i referendum abrogativi,
presentati dal primo sindacato italiano insieme alla proposta di legge di
iniziativa popolare Carta dei diritti universali del lavoro. Due dei tre
quesiti riguardano il Jobs Act e chiedono la cancellazione dei voucher e
un nuovo reintegro in caso di licenziamento illegittimo, ripristinando l’articolo
18 dello Statuto dei lavoratori abolito proprio con la riforma
Renzi-Poletti. Il terzo quesito, invece, ritoccando la legge Biagi (poi
modificata dalla riforma Fornero) mira all’eliminazione delle norme che
limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante, in caso
di violazioni nei confronti del lavoratore.
1) L’obiettivo del sindacato è
ripristinare l’art. 18 statuto lavoratori ossia la possibilità di essere
reintegrati nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per
tutte le aziende al di sotto dei 15 dipendenti e fino a 5,
recuperando così “un principio fondamentale” di giustizia sul lavoro. Il
quesito dunque chiede di abolire ed estendere la normativa attuale che in caso
di licenziamento illegittimo, prevede per i nuovi contratti a tutele crescenti
il pagamento al lavoratore di un’indennità che cresce con l’anzianità di
servizio, da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità. Nel caso ciò avvenga
in aziende con meno di 5 addetti il reintegro non sarà automatico ma a
discrezione del giudice e nel caso sarà il lavoratore a scegliere tra un risarcimento
congruo o il rientro in azienda.
2) La Cgil vuole abrogare i
cosiddetti Buoni per il lavoro accessorio, gli assegni da 10 euro lordi,
7,50 euro netti, con cui attualmente si possono pagare un ampio spettro di
prestazioni accessorie entro un tetto di 7mila euro l’anno. Strumenti, questi,
nati nel 2003 con la riforma Biagi in versione anti-sommerso e circoscritti
alle prestazioni di studenti e pensionati, poi ampliati nell’applicazione dal governo
Berlusconi nel 2010 fino alla modifica del tetto massimo annuale dal governo
Renzi, il cui utilizzo è lievitato in maniera esponenziale soprattutto nel 2015
ma che nel 2016 ha toccato quota 121,5 milioni di assegni venduti, secondo gli
ultimi dati Inps. Le disposizioni di legge hanno consentito un utilizzo di
questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di
precariato”.
E’ scoppiato il caso dei buoni
utilizzati a Bologna dallo Spi, il sindacato Cgil pensionati, che ha ammesso di
usarli per pagare alcuni dei propri volontari. Se da un lato era prevedibile
che la bufera si abbattesse sulla Cgil che da mesi, invece, porta avanti una
crociata per abolirli, d’altro canto lo stesso segretario regionale dell’Emilia
Romagna, Bruno
Pizzica, ha spiegato che in provincia di Bologna i buoni vengono utilizzati ma
solo “per i pensionati che svolgono prestazioni del tutto occasionali”.
Si tratterebbe di una cinquantina di volontari, tutti pensionati, che
raggiungono una retribuzione di poco più di 100 euro mensili. In pratica
in quel caso verrebbero usati per lo scopo esatto per cui sono stati
introdotti.
3) Obiettivo della Cgil è il
ripristino della piena responsabilità solidale in tema di appalti.
Il quesito perciò chiede di abrogare le attuali disposizioni di legge con le
quali per il sindacato è stata attenuata e vanificata la responsabilità
datoriale verso i lavoratori. Nel mirino la legge Biagi, in
particolare il decreto legislativo per la “attuazione delle deleghe in materia
di occupazione e mercato del lavoro”. Per il sindacato, che vuole così
ostacolare eventuali pratiche di concorrenza sleale proteggendo i lavoratori
occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di
esternalizzazione, ci deve essere infatti un’uguale responsabilità, in tutto e
per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti
di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.Ilfattoquotidiano1.11.2017.
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