mercoledì 11 gennaio 2017

Job act. Corte Costituzionale

Job act. Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, che si riunirà in camera di consiglio per valutare i referendum abrogativi, presentati dal primo sindacato italiano insieme alla proposta di legge di iniziativa popolare Carta dei diritti universali del lavoro. Due dei tre quesiti riguardano il Jobs Act e chiedono la cancellazione dei voucher e un nuovo reintegro in caso di licenziamento illegittimo, ripristinando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori abolito proprio con la riforma Renzi-Poletti. Il terzo quesito, invece, ritoccando la legge Biagi (poi modificata dalla riforma Fornero) mira all’eliminazione delle norme che limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante, in caso di violazioni nei confronti del lavoratore.
1) L’obiettivo del sindacato è ripristinare l’art. 18 statuto lavoratori ossia la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sotto dei 15 dipendenti e fino a 5, recuperando così “un principio fondamentale” di giustizia sul lavoro. Il quesito dunque chiede di abolire ed estendere la normativa attuale che in caso di licenziamento illegittimo, prevede per i nuovi contratti a tutele crescenti il pagamento al lavoratore di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità. Nel caso ciò avvenga in aziende con meno di 5 addetti il reintegro non sarà automatico ma a discrezione del giudice e nel caso sarà il lavoratore a scegliere tra un risarcimento congruo o il rientro in azienda.
2) La Cgil vuole abrogare i cosiddetti Buoni per il lavoro accessorio, gli assegni da 10 euro lordi, 7,50 euro netti, con cui attualmente si possono pagare un ampio spettro di prestazioni accessorie entro un tetto di 7mila euro l’anno. Strumenti, questi, nati nel 2003 con la riforma Biagi in versione anti-sommerso e circoscritti alle prestazioni di studenti e pensionati, poi ampliati nell’applicazione dal governo Berlusconi nel 2010 fino alla modifica del tetto massimo annuale dal governo Renzi, il cui utilizzo è lievitato in maniera esponenziale soprattutto nel 2015 ma che nel 2016 ha toccato quota 121,5 milioni di assegni venduti, secondo gli ultimi dati Inps. Le disposizioni di legge hanno consentito un utilizzo di questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di precariato”.
E’ scoppiato il caso dei buoni utilizzati a Bologna dallo Spi, il sindacato Cgil pensionati, che ha ammesso di usarli per pagare alcuni dei propri volontari. Se da un lato era prevedibile che la bufera si abbattesse sulla Cgil che da mesi, invece, porta avanti una crociata per abolirli, d’altro canto lo stesso segretario regionale dell’Emilia Romagna, Bruno Pizzica, ha spiegato che in provincia di Bologna i buoni vengono utilizzati ma solo “per i pensionati che svolgono prestazioni del tutto occasionali”. Si tratterebbe di una cinquantina di volontari, tutti pensionati, che raggiungono una retribuzione di poco più di 100 euro mensili. In pratica in quel caso verrebbero usati per lo scopo esatto per cui sono stati introdotti.
3) Obiettivo della Cgil è il ripristino della piena responsabilità solidale in tema di appalti. Il quesito perciò chiede di abrogare le attuali disposizioni di legge con le quali per il sindacato è stata attenuata e vanificata la responsabilità datoriale verso i lavoratori. Nel mirino la legge Biagi, in particolare il decreto legislativo per la “attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro”. Per il sindacato, che vuole così ostacolare eventuali pratiche di concorrenza sleale proteggendo i lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, ci deve essere infatti un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.Ilfattoquotidiano1.11.2017.



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