giovedì 12 gennaio 2017

MPS. Antonveneta acquisizione

MPS. Antonveneta acquisizione

L'origine dei problemi di Mps è l'acquisizione della banca Antonveneta, avvenuta nel novembre 2007 per 9 miliardi di euro. Si tratta di una cifra spropositata per un istituto che l'anno prima aveva chiuso il bilancio con un utile netto di 408 milioni di euro e ricavi per due miliardi.
Finita nel 2005 al centro dello scandalo 'Bancopoli' Antonveneta fu rilevata per 8 miliardi dall'olandese Abn Amro, che venne acquisita a sua volta nell'ottobre 2007 da un consorzio composto da Rbs, Fortis e Santander. Durante l'operazione, i revisori valutarono Antonveneta 6,6 miliardi.
Il gruppo spagnolo riuscì a cedere subito dopo Antonveneta a Mps per un prezzo decisamente sopravvalutato, incassando una plusvalenza di 2,4 miliardi.
L’Italia è quel meraviglioso Paese dove viene osannato ed eletto presidente dell’Abi, l’associazione delle banche, un uomo in grado di spendere oltre 16 miliardi (ovviamente non suoi) con tanta spensieratezza da dimenticarsi come arrivò alla decisione.
E invece è importante capire come andò. Perché, notate bene, nel libero mercato non è reato sfasciare una banca come il Montepaschi facendole comprare un altro istituto per il triplo del suo valore; né è vietato portare la terza banca italiana da 20 miliardi di valore a due. La Procura di Siena, infatti, ipotizza a carico di Mussari, dell’ex direttore generale Antonio Vigni e altri una serie di reati commessi dopo l’acquisto di Antonveneta, nel tentativo di attenuare i tragici effetti della gigantesca fesseria originaria.
Eppure la classe dirigente italiana dovrebbe riflettere sul perverso equilibrio politico-affaristico che ha consentito a Mussari di spendere 16 miliardi (9 per Antonveneta più 7 per i suoi debiti) con un’attenzione inferiore a quella che avrebbe dedicato all’acquisto (con soldi suoi) di un’auto usata. Il tutto nella distrazione generale, Bankitalia compresa. I magistrati cercano di capire e si vedono sfilare davanti i maggiorenti della banca e delle autorità di controllo.
Mussari faceva tutto da solo, proponeva e disponeva. L’allora capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, oggi presidente della Rai, è simbolo di una classe dirigente impalpabile di fronte alle responsabilità.
Ai magistrati che le chiedono come mai Bankitalia ha autorizzato l’incauto acquisto di Antonveneta, racconta un colloquio tra i vertici di Palazzo Koch e quelli di Montepaschi, durante il quale “ci raccomandammo con i vertici di Mps di fare per bene l’acquisizione. ilfattoquotidiano.it/2013/08/24.
Via Nazionale diede l'ok condizionandolo a una complessa operazione di ricapitalizzazioni e di emissioni di strumenti ibridi: «Il perfezionamento dell'operazione è subordinato – al fine di garantire il pieno rispetto nel continuo degli istituti di vigilanza prudenziale – alla preventiva realizzazione delle misure di rafforzamento patrimoniale programmate». Secondo i piccoli azionisti che hanno denunciato la cosa alla procura quel documento sarebbe «falso» perché non esplicitava il costo reale che includeva il debito. E inoltre violerebbe il testo unico bancario, che prevede all'articolo 19 l'autorizzazione preventiva a operazioni di acquisizione «quando ricorrono condizioni atte a garantire una gestione sana e prudente della banca, valutando la qualità del potenziale acquirente e la solidità finanziaria del progetto di acquisizione». lettera43.it/2016/10/13/.
Rocca Salimbeni fu costretta a ricorrere ai derivati per occultare il reale impatto sui conti di un'operazione non proporzionata alle forze reali del gruppo.
Mps aveva già iniziato a operare su prodotti finanziari derivati con una disinvoltura non comune per un istituto italiano.
Lo scopo era coprire le perdite di bilancio derivanti da altre operazioni, spalmandole su un arco temporale più lungo.
E' del 2002 la sottoscrizione del derivato Santorini, al quale segue nel 2005 quella di Alexandria per 400 milioni. All'epoca sembrava un buon investimento, dato il rating tripla A, ma la successiva crisi dei mutui mostrerà quanto affidabili fossero le agenzie di rating.
Il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008 innesca una svalutazione generalizzata del comparto. Alexandria perde un terzo del suo valore e causa un buco nei conti da almeno 220 milioni. Per nasconderlo, Montepaschi cede al broker giapponese Nomura i titoli Alexandria. Intanto crolla anche il valore di Santorini, un contratto stretto invece con Deutsche Bank. Secondo alcune stime, le perdite legate a questi due derivati toccano i 750 milioni.
La Banca d'Italia non riceverà alcun documento relativo a tali operazioni fino al dicembre 2012. L'operazione Alexandria verrà chiusa solo nel settembre 2015 dopo una convulsa battaglia legale tra l'istituto senese e la controparte nipponica.
A far scoppiare il bubbone nel 2011 fu la crisi del debito, che gettò sull'Italia l'ombra del default. Lo spread schizzò alle stelle e colò a picco anche il valore di mercato dei bond italiani. A complicare la situazione contribuirono ulteriori operazioni sui derivati come 'Nota Italia', che era stata realizzata nel 2006 con Jp Morgan e aveva coinvolto 'credit default swap' (Cds) sull'Italia, ovvero contratti con i quali ci si assicura dal rischio di fallimento di un Paese.
La crisi dello spread fece schizzare il valore dei Cds, sei anni prima bassissimo. Mps venne costretta a contabilizzare svalutazioni per 4,51 miliardi e chiuse il 2011 con una perdita netta di 4,69 miliardi. Nel luglio di quel mese la banca aveva superato il primo round di stress test della Banca Centrale Europea (ovvero le simulazioni con le quali si valuta se una banca abbia capitale sufficiente a resistere a shock sistemici), sulla base di dati che oggi sappiamo fasulli.
La voragine nei conti costa il posto agli allora vertici di Rocca Salimbeni: il presidente Giuseppe Mussari e il direttore generale Antonio Vigni, che nell'ottobre 2014 saranno condannati a tre anni e sei mesi per ostacolo in concorso all'esercizio delle funzioni delle pubbliche Autorità di Vigilanza, ovvero per aver nascosto a Bankitalia il contratto stretto con Nomura per la ristrutturazione di Alexandria.
Mussari e Vigni, insieme ad altri 14 imputati, sono stati poi rinviati a giudizio il 1 ottobre 2016 dal tribunale di Milano per le operazioni sui derivati che consentirono loro di truccare i conti. Fu infatti grazie ai derivati Alexandria e Santorini che Mps riuscì a chiudere il primo trimestre del 2011 con un utile di quasi un miliardo. Tale utile era servito, a sua volta, a pagare le cedole relative al prestito ibrido 'Fresh'.
Numerosi i capi d'accusa stilati dalle toghe milanesi, da falso in bilancio all'aggiotaggio. E non finisce qua: l'ex capo dell'area finanza, Gianluca Baldassarri, verrà coinvolto in un'ulteriore inchiesta, quella della Procura di Siena sulla cosiddetta "banda del 5%". A tanto ammonterebbe la "cresta" che la struttura guidata da Baldassarri intascava sulle operazioni di trading.
Con l'arrivo a Palazzo Chigi di Mario Monti, le acque sui mercati si erano calmate.
Il governo interverrà lo stesso con i cosiddetti 'Monti bond', obbligazioni per 3,92 miliardi di euro tese a rafforzare il patrimonio del gruppo, tra i cui azionisti entra così lo Stato.
Nel frattempo, l'assemblea dei soci il 27 aprile aveva nominato, rispettivamente, presidente e amministratore delegato Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, che due mesi dopo approvarono un piano di ristrutturazione lacrime e sangue con un taglio di 4.600 posti di lavoro e la chiusura di 400 filiali entro il 2015.
Chianti Classico', un altro derivato oggetto dell'inchiesta della Procura di Milano, peserà per altre centinaia di milioni sul bilancio 2013.
Nel giugno 2014 Mps è costretta a un aumento di capitale da 5 miliardi di euro che rivoluzionerà gli assetti azionari. La quota della Fondazione Montepaschi, che un tempo controllava la maggioranza assoluta dell'istituto, scende fino a precipitare all'attuale 1,5%.
Il 26 ottobre 2014 la Bce effettua un'altra tornata di stress test e boccia Mps, che brucia il 39,2% del proprio valore di borsa nel giro di cinque sedute.
I nuovi dirigenti non possono fare altro che effettuare un altro aumento di capitale, pari a 3 miliardi. La posizione finanziaria della banca migliora lentamente. Il 6 agosto l'ultimo cda 
presieduto da Profumo approva una trimestrale in utile per 193,6 milioni di euro dopo tre anni di conti in rosso.
Al suo posto arriva Massimo Tononi, che ha abbandonato la poltrona lo scorso settembre dopo le controverse dimissioni di Viola.
Il 1 gennaio 2016 scatta la direttiva europea sul bail-in.
Da questo momento gli istituti di credito dovranno essere salvati a spese degli investitori e non dei contribuenti. Una beffa per l'Italia, che a differenza degli altri grandi Paesi europei, negli anni successivi al crac di Lehman quasi non era dovuta intervenire per salvare le proprie banche, oggi indebolite non da giochi con i titoli tossici ma da un accumularsi di sofferenze legate alla difficile situazione finanziaria di migliaia di piccole e medie imprese. agi.it/economia/2016/11/23


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