lunedì 6 febbraio 2017

Il giudizio in materia di pensione

4. Il giudizio in materia di pensione. Il giudice unico.


In materia di pensioni la Corte ha giurisdizione senza che vi sia riserva costituzionale.
Un primo problema è quello di identificare l'esatto confine della giurisdizione che si trova a confine quella del giudice amministrativo.
La giurisdizione, attribuita dall'art.3 della Legge 19/1994 alle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti, riguarda tutte le controversie sui provvedimenti definitivi di liquidazione di pensioni a carico totale e parziale dello Stato ai sensi dell'art.62 del RD 1214/1934 . A. TRAVI, Formulario annotato della giustizia amministrativa, 2008, 616.

Questi provvedimenti possono incidere sia sull'an sia sul quantum del diritto a pensione .
Rientrano in generale nella giurisdizione della Corte dei conti, prevista dagli artt. 13 e 62, T.U. 12 luglio 1934, n. 1214, non solo le controversie attinenti al diritto a pensione, ma anche quelle connesse, pur se implicanti il sindacato di poteri discrezionali dell'amministrazione, quali quelle relative alla ripetizione di somme indebitamente corrisposte a titolo di pensione. Cons. Stato, sez. IV, 30 dicembre 2003, n. 9178.
La Corte ha giurisdizione sulle questioni relative al riscatto dei servizi utili al calcolo della pensione.
La giurisdizione riguarda anche provvedimenti che riducano o disconoscano il diritto a pensione ,anche se adottati per recuperare emolumenti già liquidati.
Cass.6-11-1989 n.4623 in Cons.stato,1990,II,293.
La Corte non ha giurisdizione sui provvedimenti amministrativi relativi al rapporto di impiego inerenti allo status dell'impiegato ,divenuti definitivi per mancata impugnativa davanti al giudice amministrativo competente in via esclusiva su tali rapporti .
La Corte può solo valutare l'idoneità di questi atti amministrativi per gli effetti che spiegano sul trattamento pensionistico .
Corte Conti, Reg. Sic. 24-5-1989 n.81.
Cass. 10-1-1984n.168 in Foro It.1984,1304.
Trattandosi di diritto imprescrittibile ,salva la prescrizione quinquennale per i ratei maturati e non richiesti, il termine per ricorrere fissato dal legislatore è stato dichiarato illegittimo.
Corte cost. 16-1-1976 n.8 ,in Riv.Corte Conti,1976,232.
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Allo scopo di soddisfare l’esigenza di eliminare l’arretrato accumulato è stato prevista, dall’art. 5, L. 205/2000, l’istituzione del giudice unico delle pensioni.
In tale materia, pertanto, la Corte giudica in composizione monocratica, attraverso un magistrato assegnato alla sessione giurisdizionale competente per territorio in funzione di giudice unico.

4.1. Il ricorso

Il giudizio in materia di pensione è regolato dal TU. agli artt.
63 e segg. ed è integrato dall'art.6 della Legge 19/1994.
Il giudizio è introdotto dal ricorso che deve contenere a pena di inammissibilità l'indicazione della sezione ggiurisdizionale adita, l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui la domanda si fonda e le relative conclusioni.
Il ricorso può essere proposto senza patrocinio legale ,senza godere della discussione orale in udienza ,ai sensi dell'art.6 comma 5 della Legge 19/1994.
Esso deve essere presentato a pena di inammissibilità contro il provvedimento definitivo di liquidazione di pensione .
Il termine di decadenza di presentazione del ricorso decorrente dal provvedimento di concessione o rifiuto di pensione è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo poichè il diritto a pensione è imprescrittibile.
Corte Cost. 6-1-1976 n.8,in Riv.Corte Conti,1976,232.
A seguito del deposito del ricorso ,i cui termini non sono più perentori dopo l'intervento della suprema Corte, l'amministrazione competente se statale,a richiesta della segreteria deve depositare ,entro trenta giorni, i documenti in base ai quali è stato emesso il provvedimento impugnato.
Se l'amministrazione è diversa dallo Stato ,il ricorso deve essere notificato a questa ed a chi ne ha interesse, prima dell'udienza di trattazione ,con rispetto dei termini di comparizione ,a pena di improcedibilità , ai sensi dell'art.81 del Regolamento.
Ai sensi del precedente regolamento art.75 il ricorso ed i documenti erano trasmessi al procuratore regionale ,che svolte le indagini trasmetteva giudizialmente al ricorrente le proprie conclusioni, salvo poi richiedere la fissazone dell'udienza di trattazione.

La L. 19/1994 all'art.6, comma 3, dispone che il presidente della sezione giurisdizionale regionale fissi l'udienza per la trattazione designando il magistrato relatore.
Il giudice unico deve disporre il proprio calendario e con decreto fissare la trattazione dei relativi giudizi, ex art. 42, L.69/2009. Per la dottrina con detta disposizione viene meno il controllo del Presidente del Tribunale con il rischio di creare eterogenei calendari di udienza e con possibili ulteriori ritardi nella formazione del ruolo. M. ORICCHIO, Corte dei Conti. Procedimenti previdenziali verso giudici unici, Guida Dir., 2009, n. 28, 632
La data dell'udienza è comunicata a cura della segreteria con preavviso di almeno sessanta giorni alle parti costituite che possono produrre memorie e documenti fino a dieci giorni prima dell'udienza a pena di irricevibilità.
La trattazione della causa si svolge secondo le norme del giudizio di conto, prima esaminate.
L’art. 5, L. 205/2000, semplifica, inoltre, lo svolgimento del giudizio pensionistico rendendo operativi in tale giudizio gli artt. 420, 421, 429, 430, 431 del c.p.c. in materia di controversie sul lavoro.
In base a tali disposizioni il giudice delle pensioni può interrogare liberamente le parti - tentando la conciliazione della lite, ex art. 420 c.p.c. - esercitare i poteri istruttori - assegnando termini per la regolarizzazione degli atti - e ammettere in qualsiasi momento i mezzi di prova, ex art. 421 c.p.c.; può inoltre pronunciare sentenza nella stessa udienza di discussione - dando lettura del dispositivo della sentenza, ex art. 429 c.p.c., depositare sentenza in segreteria entro quindici giorni dalla pronuncia con immediata comunicazione alla parti a mezzo della stessa segreteria, ex artt. 430 e 431 del c.p.c. T. MIELE, Sulle pensioni Corte dei Conti in monocratica, in Guida Dir., 2000, n. 30, 61.

4.2. La fase cautelare.

Nel giudizio pensionistico è prevista, dall’art. 6, L. 21 marzo 1953, 161, la fase cautelare nella quale è possibile chiedere, qualora vi sia pericolo di grave danno e il ricorso sia fondato, la sospensione del provvedimento impugnato.
La fase cautelare prima riservata al giudice collegiale è affidata ora al giudice unico.
Coerentemente per la dottrina essa è riservata al giudice monocratico. Ad esso è assegnata solo la decisione: il collegio, invece, si pronuncia in ordine all’eventuale reclamo presentato da una delle parti avverso il provvedimento del giudice singolo, ai sensi degli artt. 669 bis e segg., c.p.c. M. ORICCHIO, Corte dei Conti. Procedimenti previdenziali verso giudici unici, in Guida Dir., 2009, n. 28, 634
La fattispecie più frequente si realizza nel caso in cui il cittadino - che si ritenga ingiustamente leso da un provvedimento della pubblica amministrazione, come ad esempio nel caso di recupero di un indebito - pensi di subire un danno grave ed irreparabile nelle more di definizione del giudizio di merito.
In tal caso il ricorrente può legittimamente richiedere al giudice monocratico di disporre la sospensione degli effetti dell’atto impugnato.
La giurisprudenza ha affermato che l'indagine affidata al giudice della sospensione, circa l'esistenza del fumus boni iuris del gravame, consiste non tanto nell'esame della probabilità di esito favorevole del giudizio quanto nella valutazione sommaria della non manifesta infondatezza di esso.
L’esercizio della tutela cautelare presuppone, infatti, l'instaurazione, con un grado minimo di attendibilità, del processo principale contro l'atto che si assume invalido. Corte Conti, sez. IV, 23 marzo 1992, n. 78816, in Riv. corte conti, 1992, fasc. 3, 155.


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