Draghi Mario
Nel 1983 diviene consigliere
di Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel Governo Craxi
I. Tra 1984 e 1990 è Direttore
Esecutivo della Banca Mondiale.
Dal 1991 al 2001 è Direttore
Generale del Ministero del Tesoro. È stato confermato da tutti i governi
successivi: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D'Alema I e II, Amato II
e Berlusconi II. In questi anni è stato
l'artefice delle privatizzazioni delle società partecipate
in varia misura dallo Stato italiano.
Dalla campagna di privatizzazione
di società come IRI, Telecom, Eni, Enel, Comit, Credit e
varie altre, lo Stato italiano ricavò all'incirca 182 mila miliardi di lire.
Secondo alcune stime il debito
pubblico italiano scese dal 125 per cento sul Pil del 1991 al 115 del 2001.
È inoltre la guida della
commissione governativa che scrisse la nuova normativa in materia di diritto societario e per questa ragione
viene informalmente chiamata legge Draghi (Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58).
Tra le sue imprese meno note, la
ristrutturazione del debito italiano: avendo capito che, con l'inflazione in
picchiata, sarebbe finita l'abitudine italiana di mettere tutti i risparmi in Buoni Ordinari del Tesoro (Bot),
volle che si passasse al capitalismo popolare dei fondi d'investimento e dei prodotti
finanziari complessi.
Nel 1991 il 70 per cento
del debito statale era a tasso variabile e a breve
termine, nel 2001,
quando Draghi lasciò il ministero, il 70 per cento del debito era a tasso fisso e a
medio-lungo termine.
Il declino dei Bot spinse gli
italiani ad assaggiare quel che offriva il mercato propriamente detto, azioni, obbligazioni.
Per questo il fronte degli
oppositori di Draghi (Fausto Bertinotti, Cirino
Pomicino ecc.) gli imputa parte dei danni subiti dai
risparmiatori a causa del crac Cirio, del crac Parmalat ecc.
Il 28 gennaio 2002 è stato nominato
Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs International per
guidare le strategie europee dell'istituto dalla sede di Londra
e, dal 2004 al 2005, membro del Comitato
esecutivo del gruppo Goldman Sachs.
Il 29 dicembre 2005 diventa il nono
governatore della Banca d'Italia.
Draghi viene chiamato a
sostituire Antonio Fazio, costretto alle dimissioni in
seguito allo scandalo di Bancopoli.
A causa di questa vicenda la
durata dell'incarico conferito a Draghi ha un mandato a termine di sei anni,
rinnovabile una sola volta.
Dopo la nomina a governatore
della Banca d'Italia vendette le sue azioni Goldman Sachs e
affidò il ricavato a un blind trust, un fondo di cui non controlla la
gestione. Ha fatto confluire gli immobili di proprietà della famiglia nella
società senza fini di lucro Serena: atto costitutivo del 17 novembre 2007, ne è socio
amministratore con la moglie, le quote sono equamente suddivise, ma in nuda proprietà,
tra i due figli.
Rinunciò all'assenso preventivo e
vincolante della Banca d'Italia per le acquisizioni bancarie, e rese possibili
fusioni bancarie di rilievo storico.
Draghi rende subito chiaro la
discontinuità con il predecessore Fazio. In un discorso del 2006 dichiara che
non sarebbe mai intervenuto per influenzare operazioni di mercato, neanche
laddove la legge gliene conferisse facoltà.
Contestualmente invita il sistema
bancario italiano a fusioni e aggregazioni per evitare, date le piccole dimensioni,
di venire acquisite da istituti di credito stranieri.
Contemporaneamente si batte per
la revisione delle regole sui rapporti tra banche e imprese in due direzioni:
l'innalzamento dei limiti alle partecipazioni che le banche possono detenere in
gruppi industriali e alle partecipazioni nelle banche da parte di soggetti non
finanziari. Nei diciassette mesi successivi hanno luogo fusioni eccellenti:
Unicredit
con Capitalia, Intesa con Sanpaolo IMI,
Banca Popolare di Verona e Novara con il gruppo Banca Popolare di Lodi, Banche Popolari
Unite con Banca Lombarda.
Sul fronte interno fu alle prese
con un difficile piano di riassetto della Banca d'Italia.
Le sue annuali Considerazioni
finali esortavano a: riduzione delle tasse, riduzione del debito
pubblico, taglio delle spese correnti, aumento degli investimenti,
riforma della previdenza (2007); freno all'inflazione,
riforma del mercato del lavoro, riforma del risparmio
gestito, abolizione del massimo scoperto (2008); sostegno ai redditi
e agli ammortizzatori sociali, innalzamento
dell'età pensionabile, sostegno alle imprese da parte delle banche (2009). Forte richiamo al
dovere di modernizzare la scuola, contenuto specialmente nelle 23
considerazioni del 2007.
Come presidente del Financial
Stability Forum preparò un rapporto sulle cause delle turbolenze che hanno
investito i mercati mondiali in seguito alla crisi dei mutui subprime statunitensi,
indicando anche i rimedi.
Nell'aprile 2008 presentò al G7 a Washington il
suo piano per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari mondiali.
Il 16 maggio 2011, l'Eurogruppo ha
ufficializzato la sua candidatura alla presidenza della Banca centrale europea.
Il vertice di Bruxelles del 16
maggio ha trovato l'accordo sulla candidatura di Draghi come Governatore della Banca centrale europea,
Al suo posto quale Governatore
della Banca d'Italia, dopo una complessa scelta da
parte del Governo Berlusconi IV, è stato nominato Ignazio Visco il
20 ottobre 2011.
Ad un mese dal suo insediamento,
nell'intervento davanti all'Europarlamento ha chiesto ai Paesi dell'UE di
recuperare in affidabilità, dichiarando che serve un segnale forte per i
mercati, anche "un cambiamento dei trattati non va escluso" per
andare verso una politica di bilancio omogenea.
Il 5 agosto 2011, poco prima del
suo insediamento, ha scritto, insieme col presidente uscente della BCE, Jean Claude Trichet, una lettera al governo
italiano per sollecitare una serie di misure economiche, che l'Italia avrebbe
dovuto al più presto attuare.
Il 26 luglio 2012, in un intervento a
Londra, annuncia che la Banca Centrale Europea farà tutto il
possibile per salvare l'Euro.
Il 31 dicembre 2012 è stato nominato uomo
dell'anno dai quotidiani inglesi Financial
Times e The Times, per aver ben gestito la crisi del debito sovrano europeo in
un momento molto delicato come l'estate di quell'anno quando la crisi
finanziaria stava per contagiare grandi economie, quali Spagna
e Italia.
Il 22 gennaio 2015 il presidente
Mario Draghi lancia l'atteso Quantitative easing, con cui la Banca Centrale Europea acquista titoli di
stato dei paesi dell'Eurozona per
60 miliardi di euro fino al settembre 2016.
Draghi è sposato con Maria
Serenella Cappello, esperta di letteratura inglese, e ha due figli: Federica,
dirigente di una multinazionale delle biotecnologie,
e Giacomo, trader
in Morgan
Stanley.Wikipedia.
Nessun commento:
Posta un commento